Chiesa Oggi N.88

I poli liturgici per Gesù Buon Pastore a Vieste (Foggia)

 

Nella chiesa e nei suoi arredi, sempre, ma in particolare dopo il Concilio, il problema è quello di coniugare la “nobile semplicità” con l’espressività, la chiarezza del segno e la sua immediata leggibilità, il decoro con l’assenza di ostentazione.
Se si può dire che tale problematica sia sempre esistita, non v’è dubbio che dagli ultimi decenni del ‘900 essa è sentita con maggiore accentuazione.
La riconciliazione tra Chiesa e artisti ancora non ha dato luogo a una nuova misura che concilii la sensibilità contemporanea con la profondità di un messaggio che sta al di fuori del tempo. Solo gli artisti più maturi e dotati di afflato poetico possono forse pensare di cimentarsi con la definizione di opere atte a interpretare nell’oggi luoghi fondamentali per la celebrazione, quali l’altare, l’ambone, la sede. Michele Carafa è tra coloro ai quali è stato chiesto di scolpire questi luoghi, la cui presenza nella chiesa non solo è il centro operante nel corso dello svolgimento del rito, ma resta anche come segno e simbolo al di fuori del momento celebrativo.
Si tratta quindi di sculture cui si chiede il massimo di significatività.
Tra le più recenti opere di Michele Carafa si trovano l’altare, l’ambone, la sede e il fonte battesimale della chiesa di Gesù Buon Pastore a Vieste (Foggia).

Dall’alto, vista del presbiterio della chiesa di Gesù Buon Pastore a Vieste (Foggia); particolare dell’altare e della sede.

La consacrazione dell’altare è stata officiata nel dicembre 2008, nell’occasione del X anniversario della fondazione della parrocchia. L’altare è realizzato in un blocco monolitico di marmo statuario, con incastonature di onice giallo - lo stesso approccio è stato seguito anche per gli altri poli liturgici. Nell’altare la struttura formale del blocco esalta la centralità del fulcro liturgico, polo visivo e magnetico, tramite gli ampi piani scultorei che segnano le superfici e fungono da captazione luministica, stabilendo linee che accentrano l'attenzione sull’incrocio dei tagli che percorrono i lati e mostrano la
croce, come cuore che erompe dalla massa marmorea.
L’ambone presenta sul fronte la figura dell’angelo seduto al Sepolcro e annuncia la risurrezione alle pie donne. La sede si presenta sobria ma solenne. Alla semplicità dell’immagine, che ricorda il gusto paleocristiano, si associa uno sviluppo di superfici che ricerca un movimento che tolga gravità alla materia e, con moderna sensibilità, ne scopra un’essenza
segreta e forse misteriosa. Michele Carafa lavora il bronzo, il marmo, la terracotta, spesso in accostamenti cromatici e polimaterici. La sua ricerca plastica si innesta su quella della grande scultura del ‘900. Sono sculture di solidità
architettonica e di monumentalità sacrale in cui si ravvisa la volontà di agire quasi sempre attraverso la figura, sperimentando possibili pertinenze e relazioni tra natura, geometria e architettura.
Michele Carafa ha all’attivo numerose mostre collettive e personali. Sue opere sono conservate in Italia e all'estero. Da oltre quindici anni ha scelto di approfondire le tematiche dell’arte contemporanea in relazione alle esigenze dell’arte per il culto.
Convinto della sacralità dell’arte - in tutte le forme e applicazioni - in quanto prodotto dell’uomo e quindi di colui che è creato a immagine di Dio, egli trova nell’arte sacra, la forma più coerente che la ricerca artistica possa esprimere.