Chiesa Oggi N.91

DALLA COMPRENSIONE, LA COMPASSIONE

ARTE - VIA CRUCIS NELLA CHIESA DI SAN PIETRO APOSTOLO A SAN MARTINO IN PENSILIS (CB)


Via Crucis opera di Michele Carafa - I stazione - La condanna
Via Crucis opera di Michele Carafa - I stazione - La condanna

La Via Crucis di Michele Carafa

Il problema nell’affrontare la Via Crucis è di renderla viva, eloquente, capace di parlare al cuore delle persone ma senza scadere nel manierismo.
A differenza di qualsiasi altra opera scultorea, essa svolge un racconto in diverse fasi: un racconto noto, che non ha bisogno di essere riesposto nella successione di eventi, ma di essere portato alla comprensione emotiva, all’autentica “com-passione” di chi segue il travaglio delle stazioni, passo dopo passo. 
Ogni gesto, ogni inflessione d’ombra, ogni atteggiamento che traspare dai volti può comunicare qualcosa di diverso: può invitare a un’ulteriore riflessione o allontanare da essa. L’artista impegnato non può eludere questi problemi. 
Questa Via Crucis creata da Michele Carafa per la chiesa di San Pietro Apostolo di San Martino in Pensilis (Campobasso) è stata accolta con un commento di S.E. Mons. Domenico D’Ambrosio, Vescovo di Termoli-Larino, che sintetizza con le sue parole un’esperienza particolare. “

Via Crucis opera di Michele Carafa - X stazione - Spogliato delle vesti
Via Crucis opera di Michele Carafa - X stazione - Spogliato delle vesti

Le stazioni

Nella I stazione c’è la strana, curiosa e interrogante figura di Pilato con Gesù che statuariamente è distante e assente” , scrive Sua Eccellenza, immediatamente dando conto di come l’immaginazione è catturata e posta di fronte a un interrogativo: il che esplicita il ruolo critico dell’arte, cui non spetta di compiacere, ma di stimolare una riflessione che vada al di là del noto.
“Nella prima caduta (III stazione) - continua S.E. Mons. Domenico D’Ambrosio - c’è Gesù che cade senza sprofondare, intento a domandare, a chiedere al Padre il perché di tanta sofferenza e abiezione. La VI stazione colpisce per questa Veronica che sembra dire a Gesù: fermati, non passare oltre, ti prego. Gesù in risposta vorrebbe quasi piantare lì la sua croce, ma poi le lascia il suo volto...” Ecco dunque il dialogo che il Pastore della diocesi è in grado di stabilire con i fedeli, attraverso l’opera d’arte. Questa funge da mediazione e da occasione di riflessione: qualcosa che invita a guardare al di là: a conoscere più a fondo le ragioni della fede.

Via Crucis, opera di Michele Carafa - XII stazione - Crocifisso
Via Crucis, opera di Michele Carafa - XII stazione - Crocifisso

L'arte offre lo spunto per guardare alla realtà con occhi nuovi e così, forse, riscoprire la fede

“Nella X stazione - continua Sua Eccellenza - c’è la dignità maestosa del fragile Gesù e la forza bruta e strattonante dei soldati che vogliono strappargli la tunica inconsutile. Nella crocifissione emergono i tratti dell’uomo perfetto, maestoso, che la croce sfigura ma esalta. Perché essa non è patibolo, ma trono. Chi si accosta alla croce, chi sta ai piedi della croce (Maria e Giovanni) perde i suoi connotati perché soltanto Lui, il Cristo, è da guardare, da contemplare: ‘volgeranno gli occhi a Colui che hanno trafitto’. Mi auguro di poter contemplare la sofferta interpretazione del dolore di Cristo che Michele Carafa ha voluto scolpire nel bronzo, per continuare con lui la meditazione sul dolore di Cristo che salva e redime il dolore del mondo.”
È questa la funzione dell’arte: offrire lo spunto per guardare alla realtà con occhi nuovi e così, forse, riscoprire la fede.